Curatorial Maps.         Without Geography you are Nowhere\Everywhere

Curatorial Maps. Without Geography you are Nowhere\Everywhere

Irene Tondelli

 

Piattaforma online a cura di Irene Tondelli 
Aristi:Michela Benaglia, Persia Campbell, Emanuela Colombo, Mariana Guardani, Lucy Hayto, Yazmeen P. Loaiza, Giulia Parlato, Francesca Pozzi, Anita Scianò , Tiffany Sutton. Anno 2021 

Curatorial Maps è una piattaforma collaborativa globale che coinvolge fotografe e curatrici nell'arduo compito di provare a ridisegnare una mappatura inedita della fotografia femminile contemporanea in diversi capitoli. L'obiettivo non è solo quello di promuovere e ospitare il lavoro sinergico di autrici e curatrici, stimolando la nascita di collaborazioni internazionali, ma anche di sviluppare una riflessione sul ruolo della curatela oggi e sulle nuove sfide che è chiamata ad accettare e affrontare. Il primo capitolo Without Geography You Are Nowhere\Everywhere è incentrato sulla geografia in collaborazione con Davida Carta, fondatrice di Under-Exposed Magazine, alcune fotografe internazionali sono state invitate a dialogare tra loro sul tema.

Esiste in molti di noi una sorta di vaga ma allo stesso tempo concreta certezza: le mappe non mentono mai. Le interroghiamo infatti quando ci sentiamo persi, per cercare indicazioni, quasi a volerle investire di un carattere divinatorio. Eppure, le carte geografiche che abbiamo studiato ed interiorizzato sfogliando gli atlanti rappresentano una visione del mondo soggettiva: siamo abituati a guardare il mondo così come appare dal nostro emisfero. Per noi europei il centro del planisfero è l’Europa, così come per gli americani lo sono gli Stati Uniti e così via, ad ogni emisfero un punto di vista. Possiamo cogliere ulteriori differenze se confrontiamo la proiezione cartografica di Mercatore con quella di Peters. Ogni mappa è un racconto, una gerarchia, una concertazione tra distante e vicino, famigliare e sconosciuto, che porta con sé messaggi e significati ben precisi e che possono determinare quanto la nostra visione del mondo coincida o meno con il mondo stesso.

Mai come in quest’ultimo anno, da che ne abbiamo memoria, i nostri viaggi, i nostri spostamenti quotidiani, i nostri spazi di aggregazione sono stati messi fortemente in discussione. Un’immobilità fisica, fatta di tante ore di vita trascorse dietro uno schermo, disorientante ed un po’ inquietante ma che può dare slancio e suggerire una nuova consapevolezza, nuovi punti di riferimento, nuove rotte. Geografie sentimentali, fisiche, politiche, intime, identitarie, letterarie, immaginarie si mescolano, si stratificano per andare a sostituire catene montuose, laghi, fiumi, e ricomporre un’esperienza del mondo in cui il fruitore possa responsabilmente e liberamente creare le sue tappe, il suo percorso, la sua visione.

Quale geografia è importante per ciascuno di noi, per poter ridisegnare una nuova mappa del mondo?

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