Il workshop di Vincenzo Castella mira ad analizzare l’intero processo di produzione di un progetto d’indagine sul reale – dalla definizione concettuale alla sua realizzazione -a partire da un paragone: la fotografia è simile alla tracceologia forense. Quest’ultima è una pratica adottata nell’ambito delle scienze investigative e studia i segni che i materiali registrano sulle superfici. Per l’artista italiano – che da anni indaga le città, le loro trasformazioni e i cambiamenti percettivi ad esse associati – il linguaggio fotografico è in grado di decifrare e scrivere l’identità di un luogo partendo dall’interpretazione delle tracce in esso sedimentate. Nella prima parte del corso Castella svilupperà il parallelo tra fotografia e scienza forense e analizzerà le implicazioni legate all’idea di fotografia come documento. Le opere da lui realizzate in oltre trent’anni di carriera, insieme ai lavori di altri artisti, forniranno esempi sia a sostegno del ragionamento teorico, sia relativi a questioni di metodo. Nel corso del workshop saranno inoltre presi in esame aspetti legati alla scelta di obiettivi, pellicole e dispositivi di ripresa, poiché anche il fotografo, come ogni scienziato forense, deve essere in grado di scegliere accuratamente gli strumenti più idonei a svolgere la sua indagine. Grazie ad un’uscita in esterni, verranno infine esplorate le potenzialità e le caratteristiche del banco ottico, dispositivo tra i più accurati nel registrare le tracce nel reale.

 

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